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The Rain: la serie post-apocalittica targata Netflix con produzione danese che non dispiace

Dopo la serie Tv tedesca “The Dark”, “The Rain” è la seconda serie TV europea che non mi fa rimpiangere una produzione americana, anzi è riuscita a coinvolgermi e conquistarmi fin dalle prime puntate,  anche se con qualche riserva.

Presentata sul catalogo Netflix il 4 maggio scorso con solo 8 episodi, la serie danese si presenta come uno sceneggiato a tutto tondo che sa ben combinare diverse tematiche, senza riuscire a diventare noiosa o comunque confusionaria conquistandosi di diritto un posto tra “le serie da vedere”.

Lo sceneggiato unisce tematiche complottistiche, un pizzico di horror, scenari post apocalittici, giovani amori senza dimenticare una sana critica ecologista, ma dopotutto è ambientato in Danimarca e non a caso il paese appartenente alla penisola scandinava di recente ha fatto registrare un nuovo primato “green” coprendo completamente il fabbisogno elettrico nazionale attraverso le sole turbine dei tanti parchi eolici distribuiti sul territorio e in mare. Quindi era palese trovare almeno un riferimento sulla questione ambientale.

La pioggia (titolo di questa serie) fa da sfondo alle vicende narrate a volte stravolgendo, a volte mitigando le sorti dei protagonisti che si intrecciano in questa singolare narrazione che ha davvero poco o quasi nulla da invidiare a sceneggiati più titolati, ovviamente dello stesso genere. Riesce a mantenere l’attenzione dello spettatore in modo costante con una trama piena d’azione e con diversi flashback che creeranno quell’affezione al personaggio che sono basilari in una serie tv.

La trama narra di un virus portato dalla pioggia che ha ucciso tutti gli umani nella penisola scandinava, ma non si conoscono le sorti del resto del mondo.

In tutto questo una ragazza di nome Simone ed il fratello di nome Rasmus, escono dalla sicurezza del loro bunker per trovare informazioni sulla terra dopo il virus e nuovi approvvigionamenti. Incroceranno la strada con un piccolo ma eterogeneo gruppo di giovani sopravvissuti con cui partiranno per un’avventura piena di pericoli, attraverso la Scandinavia abbandonata, alla ricerca di un segno di civiltà o di vita non contaminata.

Privi dei loro errori del passato e senza regole si confronteranno con un mondo crudele e oscuro, una realtà che è in contrasto con la loro purezza di ideali che li aiuterà a superare le problematiche più difficili, con l’aiuto del gruppo al completo e del sacrificio delle loro scelte.

 

In ogni caso il cast giovane e capace è uno dei motivi che più mi ha colpito della serie riuscendo a coordinare il punto di vista individualistico del singolo personaggio senza dimenticare la dimensione gruppo durante la narrazione.

Ovviamente gli appassionati del genere survival noteranno alcuni riferimenti più o meno evidenti a produzioni più consistenti come “The Walkind Dead” e “Io sono leggenda”.

Ho parlato solo di particolari positivi che caratterizzano la narrazione ma ci sono anche dei piccoli se pur sostanziali errori che potevano risparmiarsi, piccole sbavature che in alcuni punti hanno reso la risoluzione troppo semplice denotando una certa superficialità.

Il primo sicuramente è l’umidità nella foresta. Se la pioggia trasmette il virus, l’umidità sicuramente è un veicolo e i ragazzi avrebbero dovuto essere infettati durante i loro continui viaggi e spostamenti nella foresta umida.

Aumento di complessità fin troppo marcato. Rispetto ai primi episodi gli ultimi sembrano assumere una consistenza e uno spessore un po’ troppo alto per poi risolvere la situazione un po’ troppo velocemente, lasciando lo spettatore dubbioso sulle scelte discutibili.

In generale valuto la serie positivamente e non riesco a cogliere errori così vistosi da rovinarla anzi scorre bene, il formato 8 episodi da 40 minuti mi piace, non mi sono annoiato e spero che la seconda stagione di questo sceneggiato sistemi quei dubbi e quelle risoluzioni frettolose che in alcuni puntate hanno fatto perdere più di un punto alla serie.

In ogni caso è doveroso ricordare che è una serie per ragazzi con dialoghi e situazioni più giovani, quindi è normale che in alcune situazioni non vi siano risoluzioni più pesanti o dialoghi più maturi.

Scritto da lex963

Fonte per le immagini: ImDb