Solitamente è difficile che mi esprima in questi termini verso un determinato prodotto. Sono una persona molto precisa e che guarda le cose in maniera approfondita prima di giudicare per cercare di capire le sottigliezze, i dettagli o magari l’errore o la dimenticanza in uno sceneggiato. Questa volta sono stato quanto più concreto e pragmatico possibile nel giudicare questa serie TV che sostanzialmente giudico deludente.
Ma partiamo con ordine e analizziamo tutto dall’inizio!
Dal punto di vista della regia, della realizzazione e della colonna sonora non posso davvero sindacare nulla. La serie dal punto di vista tecnico è ben fatta: garantisce il tutto una produzione Netflix attenta e studiata.
Il problema secondo me sta nella trama e nel messaggio che alla fine ci lascia.
Impossibile paragonare questo sceneggiato alla precedente stagione, che volenti o nolenti, che vi sia piaciuta o meno, lanciava un messaggio forte e concreto. Inoltre la serie ha suscitato un dibattito vero e proprio, ha sensibilizzato milioni di spettatori sul problema ed è riuscita nel far discutere e sensibilizzare su diverse tematiche “difficili” attraverso un sistema che è alla portata di tutti, sfruttando le libertà concesse dalla piattaforma Netflix.
Il plateale successo della prima stagione stava proprio nel messaggio “ogni scelta personale può avere conseguenze che non possiamo immaginare sulle altre persone”: ovviamente un messaggio pesante e oltre modo drammatico, soprattutto se visto nella chiave che la serie ci propone, ma brutalmente efficace che ci esorta a vedere le cose in modo diverso e non unilaterale.
Questo era il vero messaggio di 13 (la prima stagione) che purtroppo nella stagione successiva hanno prontamente deciso di mettere in secondo piano e giocare l’arma degli approfondimenti ed infine dei sentimenti.
La narrazione spiazza fin da subito proprio per la mancanza di questo punto centrale: dare voce a chi ha subito dei torti; anzi si immerge in un’analisi introspettiva dei colpevoli, quasi giustificandoli e inserendo i loro comportamenti in un contesto più umano.
La voce narrante di Hanna che nella precedente stagione univa i tasselli della sua vita raccontandoci le cassette è stata quasi del tutto dimenticata, usata a mala pena come un flebile sottofondo. Ma quello che è più grave è che la produzione ha voluto far vedere l’altro lato della medaglia, buttando nel dimenticatoio tutti quegli avvenimenti che avevano caratterizzato la serie nella prima stagione e che avevano portato la giovane protagonista al suicidio.
Sono tante le cose che non funzionano in questo sceneggiato, alcune più di altre. Citerò per ovvie ragioni solo quelle che sono più palesi e spiccano davvero in negativo:
- Il processo: “I Baker contro la scuola”, fin troppo enfatizzato che fa da sfondo a tutta la narrazione, è uno dei motivi del fallimento della serie. Non solo durante le varie sedute del processo escono fuori tutti quegli stereotipi da teenager ma durante le deposizioni si enfatizza sull’ingenuità di Hanna che alla fine di tutto sembra essere lei la colpevole dell’accaduto, rendendo così il suo gesto ingiustificabile.
- Il secondo punto che non funziona e risulta quasi comico lo fa coppia Clay & Tony che, ad un tratto, si ergono al di sopra di avvocati e poliziotti e da “bravi” agenti improvvisati, trovano un altro loro coetaneo Justin, che era scappato nel finale della prima stagione, per farlo testimoniare al processo, quando né polizia, né incaricati del tribunale o assistenti sociali vi erano riusciti. Wow molto realistico, degno dei peggiori polizieschi anni ’70.
- Le ciliegine sulla torta di questo vero e proprio incidente narrativo sono poi i due protagonisti: Clay Jensen e Hanna Baker. Il personaggio di Clay in questo secondo sceneggiato risulta fin troppo stupido e quasi scontato, troppo ingenuo per essere reale. Irrimediabilmente bloccato nella sua condizione di bravo ragazzo che vuole fare la cosa giusta ma che non si rende conto del mondo che lo circonda. Hanna Baker invece e qui perdonatemi la citazione ma sembra una “manifestazione della forza” di STARWARS ridotta a un mero fantasma o a una manifestazione della psiche di Clay che parla solo e unicamente con lui e invece di far sembrare tutto molto romanzato il risultato è qualcosa di davvero brutto.
Sono sicuro che gli autori avevano in mente uno scopo ben preciso, cioè quello di eliminare la dimensione “forse esagerata e troppo colpevolizzante” che si era creata nella precedente stagione, vanificando e denaturando il forte messaggio, che invece erano riusciti a trasmettere, e i personaggi nella narrazione stessa.
Non posso sicuramente dubitare del fatto che una visione a più voci sulla problematica sia più corretta e reale ma non funzione come espediente narrativo: il dolore di Hanna e l’empatia che si prova verso il suo personaggio è stato quasi se non del tutto eliminato.
Sul finale guasta infine che la maturazione dei giovani personaggi, che non dimentichiamo si trovano a fronteggiare problemi pesanti con situazioni volutamente portate all’estremo, tra violenza fisica e psicologica e dipendenze di vario tipo, si annulli come a voler dire “il lupo perde il pelo ma non il vizio”. Questo sinceramente è un concetto importantissimo da ribadire se ci rivolgessimo ad un pubblico adulto, realista e con una forte morale ma dato che la serie ha come punto nevralgico la sensibilizzazione dei più giovani non credo sia stata una scelta coerente e ponderata!
In ogni caso chi apprezza le serie adolescenziali riuscirà comunque a lasciarsi coinvolgere. Non credo possa risultarne un dibattito vero e proprio come fu per la prima stagione, se non per dire come la serie sia palesemente calata di qualità e costruita su schemi ideati per sfiorare tutte le tematiche sociali rilevanti e fare quindi audience. Insomma bocciata. Un vero peccato perché la prima stagione ha avuto davvero un senso e una bellissima morale, vi consiglio di vederla.
Scritto da lex963
Fonte per le immagini: ImDb
L'articolo Recensione di una serie, bocciata: 13 reasons why! 2 Stagione proviene da KillBit.
