La produzione di serie televisive negli ultimi anni è aumentata esponenzialmente e grazie ad aziende come Netflix, il panorama seriale si è diversificato in maniera massiccia. Nonostante ancora la maggior parte degli show sia di produzione statunitense o britannica, sempre più paesi stanno riuscendo ad avere spazio e visibilità a livello internazionale, merito di una distribuzione o produzione da parte di qualche colosso dell’intrattenimento audiovisivo (vedi Netflix e Amazon Video).
La serie di cui voglio parlare oggi è stata una delle più viste e chiacchierate di quest’anno. Si tratta della serie spagnola La casa di carta (in originale La casa de papel), trasmessa in patria da Antena 3 lo scorso anno e distribuita da Netflix in tutto il mondo tra la fine del 2017 ed i primi mesi del 2018.La trama generale è abbastanza semplice, otto persone vengono reclutate da un uomo misterioso che si fa chiamare “Il Professore” per compiere una rapina estremamente complessa ed altrettanto remunerativa: irrompere nella zecca di stato a Madrid, prenderne il controllo e stampare la bellezza di 2400 milioni di euro. Ciascuno dei “rapinatori”, inoltre, non conosce la vera identità dei propri compagni. Come di consueto, i protagonisti useranno dei nomi in codice, che in questo caso corrispondono ai nomi di città sparse nel mondo, ovvero: Tokyo, Mosca, Berlino, Nairobi, Rio, Denver, Helsinki e Oslo.
La cosa che più sorprende di questa serie è la sua produzione interamente spagnola. Ammettiamolo, chi avrebbe mai pensato che la stessa emittente televisiva della soap opera Il segreto potesse far uscire un prodotto così “internazionale” e di cotanta qualità, per di più se si pensa che uno dei protagonisti assoluti della serie, Álvaro Morte (“Il Professore”), ha recitato in ben 535 episodi della stessa soap opera.
La casa di carta è una serie tecnicamente ben realizzata, a partire dalla regia fino ad arrivare alla fotografia, alle musiche, alla scrittura e alle stesse interpretazioni. Il cast, totalmente privo di star internazionali o di attori di rilievo, è sorprendentemente di livello altissimo. Conosciuti per lo più in patria, il cast è composto da: Úrsula Corberó (Tokyo / Silene Oliveira), Itziar Ituño (Raquel Murillo), Álvaro Morte (Professore / Sergio Marquina / Salvador Martín), Paco Tous (Mosca / Agustín Ramos), Pedro Alonso (Berlino / Andrés de Fonollosa), Alba Flores (Nairobi / Ágata Jiménez), Miguel Herrán (Rio / Aníbal Cortés), Jaime Lorente (Denver / Ricardo Ramos), Esther Acebo (Mónica Gaztambide), Enrique Arce (Arturo Román), María Pedraza (Alison Parker), Darko Peric (Helsinki / Yashin Dasáyev), Juan Fernández (colonnello Prieto) e Fernando Soto (Ángel Rubio).Ciascun personaggio è scritto e caratterizzato in maniera maniacale, sono l’uno complementare all’altro e reagiscono e si comportano in maniera coerente ad ogni situazione. Risultano forse anche leggermente “finti” vista la precisione con cui sono perfettamente amalgamati tra loro e le diverse sfaccettature del carattere umano che vengono trattate da ogni interprete. Nonostante il livello molto alto di recitazione, il personaggio di “Berlino” svetta su tutti. Un sorprendente Pedro Alonso (sconosciuto dal sottoscritto fino a questo momento) regala una prova attoriale sorprendente, dovuta in parte alla brillante scrittura di un personaggio che sembra uscito fuori da un film di Tarantino.
Ogni elemento messo in scena ha un impatto impressionante, a partire dall’abbigliamento dei rapinatori, vestiti con delle tute rosse e con il volto coperto da una maschera di Salvador Dalí, un’idea geniale che ha reso già iconica la serie.
La casa di carta cerca di andare oltre l’aspetto “crime” e di serie di azione. Se da un lato c’è la preparazione del colpo, le scene action, le sparatorie e le relazioni sentimentali dall’altra emerge prepotentemente il messaggio che gli autori vogliono mandare. Senza entrare in dettagli che possano risultare spoilerosi, il fattore politico-economico è di importanza vitale all’interno della serie e questo non viene nascosto affatto, essendo poi ambientato a Madrid e non negli Stati Uniti o in realtà a noi distanti, riesce a coinvolgerci maggiormente poiché effettivamente sono situazioni che ci riguardano molto più da vicino.Come (quasi) sempre io mi ritrovo nel mezzo tra chi eleva la serie a “capolavoro assoluto” e chi la definisce “orrenda”. Si tratta di una serie ben fatta, coinvolgente e ricca di colpi di scena che però non è esente da alcuni difetti più o meno gravi (la scena della moto, chi ha visto la serie capirà). Tuttavia mi sento di consigliarla a tutti gli amanti del genere, senza avere il “timore” della provenienza spagnola perché ne rimarrete piacevolmente stupiti.
La casa di carta è disponibile ora sulla piattaforma Netflix.
VOTO 7.5 su 10
Scritto da NedStark
Fonte per le foto: IMDb
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